This is Nowere

Jacopo Casadei

 

11 ottobre – 30 novembre 2015

Jacopo Casadei presenta le sue opere più recenti, ritornando a Yellow dopo la collettiva inaugurale Let There Be Light, dello scorso novembre. This is Nowhere, titolo della mostra personale dell’artista, suggerisce l’indefinito spazio nebuloso in cui si manifesta la pittura di Jacopo, che, sorgendo come in un limbo nebbioso, illumina e cela simultaneamente un universo vago ma profondamente vivo. Casadei si muove sulla tela con la libertà espressiva di un compositore musicale che si lasci trasportare ora dall’improvvisazione, ora dalla necessità. Lo spartito di Casadei è un ipnotico palinsesto di improvvisazioni, variazioni di tempo e d’intensità. Velature che si susseguono – velando e svelando. Il segno è la sua nota, pazientemente calibrato a dar voce a quel fraseggio pittorico che, come un ritornello, fa danzare forme e intuizioni di forme, vertiginosamente e vorticosamente, in atmosfere torbide e chiarori di luci. Nelle opere di Casadei, la presenza è qualcosa di tangibile ma inafferrabile. L’avvento di una sua immagine è incidente maieutico, rivelazione. Nulla è lasciato al caso: la più accurata misura, così come l’imprevedibile gestualità visionaria di uno stato di trance, si sottomettono al bene compositivo, nella ricerca di un equilibrio che sia pausa e non conclusione. Per così dire, di un momento di grazia.

Jacopo Casadei shows his most recent works of art at Yellow, returning after the opening exhibition Let There Be Light, last November. This is Nowhere, the title of the artist’s solo exhibition, shows Jacopo’s indefinite hazy spatial paintings. As if rising from a nebulous limbo, they simultaneously lighten and hide a vague universe that at the same time is very much alive. Casadei moves across the canvas like a conductor of music, carried away by improvisation and necessity. Casadei’s score is a hypnotic programme of improvisations, time and variations of intensity. The veiling / glazing reveals and conceals. His mark is his note, patiently calibrated to voice his pictorial phrasing. It is like a refrain that makes shapes and ideas of shapes dance vertiginously and spin in cloudy atmospheres and glowing lights. In Casadei’s works of art, presence is something tangible but at the same time elusive. The advent of any of his painting is a maieutic incident, a revelation. Nothing is left to chance: the most accurate and measured act, as the visionary unpredictable gestures of a state of trance, both submit to the composition, to research a balance that is a pause and not a conclusion. A moment of grace, so to speak.