Indagine sull'Invisibile II

Vera Portatadino e Lucia Veronesi

2 September 2017 > Microsmi, Sacro Monte VA

Vera Portatadino, Paesaggio Cosmico (It's Never Over), 2017, oil on canvas, 13 m x 3,30 m

"Le cose sono unite da legami invisibili. Non puoi cogliere un fiore senza turbare una stella".

(Galileo Galilei)

 

In occasione di Microcosmi, L'Arte dell'Incontro, Yellow prosegue la sua Indagine sull'Invisibile, attraversando punti di vista e linguaggi pittorici, dalla tradizione alla sperimentazione digitale, dall’olio su tela alla realtà virtuale.

 

In scena, nella splendida cornice del Sacro Monte di Varese, il lavoro di Vera Portatadino e Lucia Veronesi, che lanciano lo sguardo al di là dell'atmosfera terrestre, per evocare l'immagine poetica di un cosmo in continua evoluzione, la cui attività si lega indissolubilmente a quella della terra, della Terra e dell'uomo.

 

Presso la Terrazza del Mosé, Vera Portatadino presenta "Paesaggio cosmico (It's Never Over)", un imponente dipinto di circa 40 metri quadri, il cui spazio è costruito dall'artista, immaginando il principio e il processo creativo dell'Universo. Big Bang, esplosioni, espansioni, comete che s'infiammano, pianeti che cominciano a rivoluzionare, movimenti, tracce, collisioni, fino a impregnare il buio di una qualche materia e di una qualche forma, forse di vita. In lontananza, punti bianchi per stelle che da vicino si rivelano fiori, come a ricordare un macrocosmo e un microcosmo che si compenetrano fino a confondersi e a identificarsi. In-finitum.

 

Negli spazi del Campo Novo, Lucia Veronesi presenta l'installazione video "Fuori, una gran notte di stelle": stanze di casa rassicuranti e confortevoli assistono alla catastrofe che si svolge fuori dalla finestra. L’arredamento accogliente e démodé promette protezione, i tessuti sono vivaci, il camino è acceso, ma il mondo esterno si sta sgretolando: in vaste e deserte atmosfere lunari i pianeti si scontrano, la Terra rovina su sé stessa e ribalta le sue regole. Una natura violenta distrugge, trasforma e affonda. Le stanze ci proteggono in una sicurezza apparente.

 

Di Lucia Veronesi anche “Combinazioni nostalgiche alla deriva nel cielo”, 7 stampe a pigmento su carta cotone, gesso e tessuto. Secondo la tradizione, la cupola poggia su una base quadrata o rettangolare: il quadrato corrisponde al terreno, al microcosmo dell’uomo; la parte semisferica è il macrocosmo, lo spirituale, l’universo. La cupola cerca un’unione tra la terra e il cielo, è un illusorio tentativo di abbassare e raggiungere il firmamento, di sostituirlo. Ne è un surrogato ma allo stesso tempo lo nega: prende il posto del cielo. Lo racchiude in una porzione, tenta di dare un ordine al caos dell’universo, ha una funzione protettiva e consolatoria. Spiega l’artista: “Ho voluto riportare il concetto di cupola alla sua dimensione domestica: ho pensato alle capanne di certe tribù del Kenya, alle tende tuareg, alle yurte turkmene con il buco aperto per il fumo, che rappresenta la finestra del cielo, e che collega terra e cosmo; ma ho tenuto conto anche dei progetti utopici degli anni Sessanta e Settanta: i living pod, le cupole geodetiche applicate alle abitazioni, Drop City. Ho immaginato queste cupole di diverso tipo e grandezza private di una base solida su cui poggiare: ho raccolto immagini, le ho stampate, le ho ritagliate; ne ho ricavato delle sagome che ho montato in un modellino tridimensionale, collocandole in uno spazio cosmico che ho dipinto come sfondo e alveo. Le ho disposte e poi fotografate in modi diversi, in varie combinazioni, come delle architetture fluttuanti, nostalgiche della forza gravitazionale che hanno perduto, a cui vorrebbero ancora abbarbicarsi. Sono cupole che galleggiano nell’universo, si ritrovano alla deriva, perse e accatastate in quel cielo che volevano sostituire e racchiudere. Ora, al contrario, ne sono avvolte”.

 

In mostra al Campo Novo, “Space A e Space B” due dipinti olio su tela di Vera Portatadino, dove nell’oscurità si manifestano dei punti di luce, apparentemente stelle, ma a una visione più attenta si riconoscono petali, corolle ed elementi botanici, a richiamare l’unione tra l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo.

 

Per maggiori informazioni:

www.veraportatadino.com

www.luciaveronesi.com