La Diagonale Diffusa

Enrico Tealdi

13 settembre – 10 ottobre 2015

La diagonale diffusa è il titolo della personale di Enrico Tealdi (Cuneo, 1976) che torna a Yellow dopo la partecipazione alla collettiva Heads.

 

In mostra una selezione di due serie di lavori recenti: I giardini abbandonati tornano a rifiorire, paesaggi brumosi e indefiniti, fedeli prosecutori della cifra stilistica dell’artista; e Volti, piccoli ritratti di statuine, nei quali invece sembra emergere una nuova traccia, l’indizio che la ricerca attuale di Tealdi affaccia su qualcosa di inedito.

 

Il titolo, proposto da Veronica Liotti insieme al testo critico che accompagna la mostra, è tratto dal Libro dell’inquietudine di Bernardo Soares (Fernando Pessoa, 1982). La diagonale diffusa è quello spazio di incertezza e inesattezza occupato dai ricordi, in cui non è più possibile distinguere gli eventi realmente accaduti da quelli serbati e filtrati dalla nostra mente. Il tema della memoria ricorre spesso nell’opera di Tealdi, che in questi ultimi lavori si interroga sull’inattendibilità dell’atto di ricordare: impasto confuso tra ciò che realmente è stato, ciò che è stato solo desiderato o immaginato, e ciò che tutto questo, secondo un misterioso processo di trasfigurazione, è diventato nel presente. «La memoria è un archivio ribelle, decide lei cosa ricordare e in che modo rivelarsi», racconta lo stesso artista, «ricordare significa anche dimenticare, non nel senso di cancellare, ma di prendere distacco, trattenere senza essere più vincolati. Una sorta di congedo». Fra il desiderio di trattenere saldamente e l’impellente esigenza di congedarsi si gioca dunque il sofferto negoziato che produce l’immagine, ogni volta mutevole, del proprio passato. Le opere in mostra attestano forse una di queste cruciali svolte esistenziali e sembra perciò opportuno definirle autobiografiche.

La Diagonale Diffusa is the title of the solo exhibition by Enrico Tealdi (Cuneo, 1976), who is returning to Yellow after participating in the collective exhibition Heads.

 

A selection of pieces from two recent series are on display: I giardini abbandonati tornano a rifiorire, foggy and undefined landscapes, loyal informers of the artist's stylistic code;  and Volti, small portraits of statues, in which it seems as though new sketches are emerging, the clue that Tealdi's current research looms on something original.

 

The title, a suggestion made by Veronica Liotti together with the critical text that accompanies the show, stems from the book  Libro dell’inquietudine di Bernardo Soares (Fernando Pessoa, 1982). La diagonale diffusa is that space of uncertainty and imprecision held by memories, in which it is no longer possible to distinguish the events that actually happened from those that are harboured and filtered by our mind. The theme of memory is often treated in Tealdi's artwork. In his latest works, he questions the reliability of the act of remembering: a confused jumble of what really was and what was just desired or imagined, and what, according to a mysterious process of transfiguration, it has all become in the present. "Memory is a rebellious archive, it decides what to remember and how it will be revealed," explains the artist himself. "Remembering means forgetting as well, not in the sense of cancelling, but distancing yourself, retaining but no longer being bound.  A sort of dismissal."  The desire to firmly retain and the driving need to dismiss are played out by the agonized negotiator who produces the image of his own past, which changes every time. Perhaps the pieces on display attest to one of these crucial existential subjects, making it opportune to define them autobiographical.